Il buio si avvicina

Regia: Kathryn Bigelow
Anno: 1987
Voto: 8/10

La donna nel complicato, alternativo, suburbano mondo dell’horror (“amante-madre”, “vitima-carnefice”) ed il “mito” del vampiro: una rappresentazione moderna e geniale che (ri)propone il ruolo “attivo” del sesso “debole” in un universo cinematografico oscuro, al femminile.

Negli anni ’80 ci sono stati vari tentativi di aggiornare il mito del Vampiro, collegandolo al tema sociale della marginalità dei tossicodipendenti (Vamp di Richard Wenk del 1986 e Ragazzi perduti di Joel Schumacher del 1987), giocando con i meccanismi della commedia (con qualche risultato piacevole: Ammazzavampiri, diretto da Tom Holland nel 1985) o ammantandolo d’affascinanti rappresentazioni pittoriche e barocche (Miriam si sveglia a mezzanotte diretto da Tony Scott nel 1983).

Tra questi tentativi, il più riuscito è senz’altro Il buio si avvicina (“Near Dark”), perché riesce a mettere insieme elementi western, sentimentali, horror e paesaggi rurali extraurbani. Una ricetta che sembra riuscire (magistralmente) solo al buon vecchio Joe R. Lansdale.

Il giovane campagnolo Caleb (Adrian Pasdar) si innamora di una giovane vampira (Jenny Wright) e questo gli basta per essere cooptato nella sua famiglia di lei, un gruppo di vampiri nomadi, che passano le giornate nascosti in un camper foderato d’alluminio (per sfuggire ai raggi solari) ed escono allo scoperto di notte, a caccia di sangue fresco.

Caleb entra in contatto con un gruppo familiare che vive ai margini della società, pieno di incertezze e delusioni, ma che trae forza (ed identità) dalla coesione dovuta alla marginalità, dai suoi rituali di morte, dalla ricerca di emozioni estreme.

Tutti elementi già presenti nel film d’esordio della Bigelow, The Loveless, del 1981 (storia incentrata su una banda di motociclisti) e nei successivi Blue Steel – Bersaglio mortale del 1990, (Jamie Lee Curtis, in divisa da poliziotto e pistola) e Point Break – Punto di rottura del 1991 (storia di surfisti rapinatori).

Un’allegra “famigliola” di vampiri: cowboy moderni ed antiche tradizioni di sangue.

Uno dei temi principali del film,  è il rapporto di amore-dipendenza che lega il protagonista alla ragazza vampira, un misto di spietata sensualità e di dolcezza materna (l’amante-madre lo allatta con il sangue delle vittime), ed è arricchito dal controverso rapporto con i suoi complici/persecutori: Caleb è orripilato dalla violenza che gli si chiede di accettare come naturale, ma è attratto dalla compattezza del gruppo familiare, frutto di brutalità e affetto.

Il buio si avvicina, infatti, propone un’insolita e crudele critica all’istituzione familiare statunitense ed alle sue contraddizioni educative e al fascino che il male esercita sulle giovani generazioni.

L’efficace scena che si svolge in un bar sperso nel nulla, mostra (con realismo splatterpunk ed abbondanza di sangue splatter), una strage effettuata dal gruppo, ai danni dei pochi avventori (uno dei quali verrà sgozzato con un colpo di speroni).

Altra scena che vale la pena menzionare è quella dell’assalto ad un motel (sempre un po’ sperso nel nulla), con le pallottole fischiano copiose e bucano le pareti aprendo la via a micidiali fasci di luce (scena che rimanda ad una sparatoria analoga di Distretto 13 – Le brigate della morte, diretto da John Carpenter nel 1976).

Author: Mafalda Laratta

Share This Post On

Submit a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>